La fine del monopolio e la guerra dei giganti
Il settore dell’intelligenza artificiale generativa ha subito un’accelerazione tale che sembrano passati decenni. Siamo a febbraio 2026 e il panorama che si presenta è radicalmente diverso da quello degli anni precedenti: l’era del winner takes all è finita. Non esiste più un unico vincitore assoluto, ma un campo di battaglia affollato dove giganti tecnologici, startup unicorno e nuovi attori geografici si contendono la supremazia.
La fine dell’egemonia OpenAI
OpenAI è stata sinonimo di AI generativa. ChatGPT ha raggiunto il miliardo di utenti più velocemente di qualsiasi piattaforma precedente, anche più di TikTok, costruendo una quota di mercato che si aggira ancora attorno al 60-65%. Eppure, sotto la superficie, i numeri raccontano una storia diversa: l’azienda non è redditizia e, anzi, registra perdite sempre più significative di anno in anno.
Il problema non è solo finanziario. OpenAI ha subito una emorragia di talenti senza precedenti: Dario Amodei (fondatore di Anthropic) e Ilya Sutskever (tra i creatori di GPT-2 e GPT-3) sono solo le figure più visibili di un esodo che ha svuotato l’azienda del know-how scientifico che l’aveva resa unica. Sam Altman rimane un businessman abile, ma la capacità tecnica che ha reso grande l’azienda si è diluita. L’obiettivo immediato è la quotazione in borsa, anticipata rispetto alla rivale Anthropic per raccogliere capitali freschi. Tuttavia, questa corsa verso l’IPO alimenta un timore crescente: se le aziende AI-first crolleranno in Borsa dopo l’euforia iniziale, il rischio è che scoppi una bolla finanziaria di proporzioni sistemiche.
Il ritorno di Google e la strategia del cannibale
Il concorrente più temibile non è più una startup, ma Google. Alphabet ha compiuto una rimonta straordinaria, con un balzo del 73% in capitalizzazione borsistica nell’ultimo anno, superando i 4.000 miliardi di valore.
Google ha giocato d’anticipo su due fronti. Primo: l’autonomia hardware. A differenza di Microsoft, Amazon o Oracle, che dipendono dalle GPU Nvidia, Google utilizza le proprie TPU (Tensor Processing Units), processori specializzati per l’inferenza che garantiscono efficienza e controllo dei costi. Secondo: una strategia di distribuzione aggressiva, come il programma che ha regalato Gemini Pro agli studenti per un anno, creando dipendenza dal prodotto e rosicchiando terreno a ChatGPT.
C’è però un elemento ancora più audace: Google sta cannibalizzando il proprio modello di business. L’integrazione dell’AI Mode in Google Search e dentro Gemini sta uccidendo le rendite pubblicitarie tradizionali, da cui dipende il 75% dei ricavi dell’azienda. Un cambio di paradigma che sta già decimando le entrate di editori e content creator, ma che posiziona Google come l’unico attore con il capitale sufficiente per sopravvivere alla transizione e uscirne più forte.
Anthropic e la verticalizzazione enterprise
Mentre Google attacca il mercato consumer, Anthropic sta cambiando registro. Ha rinunciato alla competizione diretta sul chatbot per concentrarsi sul coding agent e sull’integrazione aziendale. Con strumenti come Claude Code, Anthropic punta a diventare l’infrastruttura AI delle grandi aziende, rendendo Claude un sistema operativo per i processi lavorativi piuttosto che un semplice assistente conversazionale.
Questa scelta di campo potrebbe renderla redditizia più rapidamente delle concorrenti, proprio mentre si prepara anche lei alla quotazione in Borsa. La sfida tra OpenAI e Anthropic si è spostata dal confronto sui parametri del modello alla conquista di budget IT enterprise.
La nuova geografia: Europa e Cina tornano in gioco
Il 2025 ha segnato la fine della supremazia anglosassone sui modelli fondazionali. In Europa, Mistral AI ha dimostrato che modelli efficienti e multilingue possono competere con i giganti americani. Il rilascio di Devstral 2, specializzato nel coding, ha impressionato per la capacità di risolvere problemi complessi. Accanto a esso, modelli come Mistral OCR e Voxtral sono ormai state of the art.
Il vantaggio competitivo di Mistral è linguistico: i suoi modelli ragionano nativamente nelle lingue europee. Se interpellati in italiano, le catene di pensiero avvengono in italiano, non in inglese tradotto, garantendo una padronanza stilistica e culturale superiore rispetto ai concorrenti americani.
Dall’altro lato del mondo, la Cina ha avuto il suo “momento Sputnik” con DeepSeek, che ha dimostrato capacità di reasoning paragonabili a o1 di OpenAI a costi irrisori. A questo si sono aggiunti Qwen (con modelli fino a 480 miliardi di parametri gestibili su hardware consumer) e, soprattutto, Kimi K2.5 di Moonshot AI: un modello ibrido che alterna autonomamente ragionamento profondo e risposta rapida, in grado di rivaleggiare con i top di gamma americani e caratterizzato da uno stile narrativo convincente e “umano”.
Oltre la chat: agenti, robot e il rischio bolla
Il 2025 si prospetta come l’anno della svolta tecnologica o della correzione di mercato. Le quotazioni imminenti di OpenAI e Anthropic esporranno l’AI ai mercati finanziari mainstream: se i titoli crolleranno dopo l’euforia iniziale, l’effetto a cascata sui venture capital e sull’ecosistema startup potrebbe essere devastante. Tuttavia, la tecnologia sottostante rimane solida: stiamo assistendo al passaggio dai LLM testuali agli agenti autonomi e, potenzialmente, all’integrazione di questi algoritmi nella robotica. L’obiettivo non è più avere un “pappagallo stocastico”, ma sistemi capaci di ragionamento profondo, coerenza logica e instruction following affidabile.
Si attendono entro l’anno i rilasci di modelli intermedi (GPT-5.5, Claude 4.7) che anticipino il salto generazionale di GPT-6 e Claude 5. L’asticella è alta: serve un breakthrough che renda questi strumenti veramente affidabili per compiti critici, aprendo la strada a macchine senzienti nel senso operativo – capaci di agire nel mondo fisico senza necessità di coscienza, ma con padronanza dell’ambiente.
La partita è appena iniziata. E questa volta, nessuno ha la vittoria assicurata.
P.S. Articolo attraverso una registrazione vocale, trasccritto da voxtral e arrangiato da Kimi K2.5